Caro diario,

oggi è stata una bella giornata, anche se piena di malinconia. La mattina un bellissimo risveglio, colazione e poi una bella passeggiata. Iniziamo a camminare fino ad un incrocio. Arrivati lì decidiamo di proseguire e così fino alla fermata del tram, facendo parecchi chilometri. Torniamo indietro e stiamo al parco fino a mezzogiorno. Visitiamo poi la chiesa di San Martino, molto bella. Tornati in stanza preghiamo il Santo Rosario e poi pranziamo con i panini ripieni di melanzane, zucchine e insalata comprati durante la passeggiata. Certo che in questi giorni non vedevo l’ora di andarmene, mentre oggi sono un po’ triste. Mi mancherà la Germania, le giocate a burraco e a battaglia navale. Le passeggiate, i giorni d’attesa, la pioggia, le nuvole, la magnifica giornata di oggi, gli occhi della bimba nella stanza accanto alla mia all’INI, ma anche le chiacchierate in inglese e tutti i gesti per cercare di capirsi. È stato bello. Ma torniamo a noi. Alle 15.30 spaccate ci incontriamo giù con il signor Franceschi che ci porterà alla Santa Messa alla Missione Cattolica Italiana. Arrivati lì incontriamo un gruppetto di siciliani e di seguito tanti altri italiani. Entrati in chiesa ci saluta Don Gianni e poi andiamo a sederci. Subito Franceschi mi chiede se voglio servire messa e io naturalmente accetto volentieri. Vado da Don Gianni che mi consegna l’abito: una tunica rossa con chiusura a bottoni a pressione ed un copri tunica bianco fino alla vita. Tutto molto comodo. Il tempo della messa trascorre veramente troppo veloce. << Non penso di essermi reso conto di tutto ciò che mi sta succedendo: un giorno malato, un giorno chierichetto in Germania, un giorno passeggero d’aereo alle prime armi, un giorno un tredicenne italiano, seduto ad una scrivania a scrivere il diario di una storia che ha segnato la sua vita. Tutto accade così velocemente, a volte senza neanche fermarsi un attimo per pensare a come sono arrivato fin qui>>.

Basta ora, mi sto dilungando troppo e alla fine è probabile che non ci sia più collegamento in quello che dico. Dopo la messa saluto per l’ultima volta Don Gianni e Anna Maria, sicuro di legare ben stretto il loro ricordo nel mio cuore, insieme a quello di Hannover e di tutti quelli che qui ho conosciuto: gli infermieri, sempre premurosi e disponibili, i dottori, ognuno con le sue caratteristiche, ma tutti molto bravi, i pazienti, tutti diversi, dal ragazzo alto e magro, alla bambina debole debole, dagli spilungoni alle signorine bassine. Ho fatto veramente un’esperienza meravigliosa, per la quale vale la pena sprecare qualche ora della mia vita nello scrivere un diario. <<Caro diario spero che alla fine potrai essere utile a me per ricordare, ma soprattutto agli altri, dando forza, coraggio, speranza e fede>>. Se è vero che la vita è come una scatola di cioccolatini perché non sai mai quello che ti capita, è anche vero che ognuno deve riuscire ad accettare il cioccolatino che gli è capitato. Non bisogna, però, cercare di ingoiare voracemente questo cioccolatino, perché si rischia di affogare; bisogna invece farlo sciogliere lentamente in bocca, anche se questo è amaro. L’importante è affrontare sempre tutto quello che la vita ci pone con un sorriso, pensando che, sebbene c’è chi sta meglio di noi, ci sarà sempre qualcuno che sta soffrendo molto più di noi. <<Il conforto di ognuno deve essere il fatto che la sofferenza è il distintivo di un’anima scelta da Dio. Ho potuto toccare con le mie stesse mani questa situazione e posso assicurarti che se riesci ad essere forte, farai stare bene chi ti sta accanto. Facendo stare bene chi ti sta accanto si rallegrerà l’aria e sarà più facile per te andare avanti. È tutto un giro particolare che alla fine porta sempre giovamento: ognuno di noi esce sempre rafforzato da esperienze del genere, e bisogna usare questa forza per andare avanti negli avvenimenti della vita>>. Torniamo però al mio racconto. Come ti dicevo, finita la messa e salutati tutti, il signor Franceschi ci porta all’INI per vedere se è pronta la lettera di dimissioni, ma…domani mattina oppure ce la spediscono. Torniamo in macchina e da lì diritti fino alla nostra stanza. Un saluto al signor Franceschi (tanto ci rivediamo domani) e poi un po’ di riposo in stanza. Una bella cena e poi di nuovo in stanza, pronti per la mia ultima notte in Germania. È ora, mentre ti scrivo, che la tristezza inizia a farsi sentire. Non finirò mai di ripetere che ci lascio veramente il cuore in questa esperienza. La mia vita è rimasta segnata veramente in profondità. Spero di fare un buon ritorno a casa dove so che mi aspettano con gioia tutti i parenti. Immagino il mio arrivo a casa e mi consolo. In conclusione, so di esser e sempre il solito “pigolino”, ma in realtà torno a casa con quella forza in più. Mi sento più grande dentro, mi sento ricco. Ho capito veramente che nella vita non siamo mai soli e non lo saremo mai. Ora è tardi, ti devo salutare. La mamma dorme, papà mezzo dormiente guarda l’orologio. È parecchio che scrivo, ma quando mi metto non riesco più a fermarmi. Devo lasciarti perché non posso fare tardi, domani ho l’aereo e comunque mi aspetta una giornata faticosa. Ti saluto concludendo col dire che mi ha segnato anche quest’esperienza di scrivere un diario. Penso che da ora in poi ti scriverò ogni giorno. È bello parlare con te caro diario, mi fa sentire bene, non mi sento mai solo. Stanco della giornata vado a dormire. A domani, ciao.

Buona ultima notte in Germania.

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