Racconta tutto alla tua famiglia…

“Racconta tutto alla tua famiglia. Se sei riuscito a capire che chi è senza peccato è felice devi farlo capire agli altri in modo che potremmo andare tutti insieme, felici, nel regno dei cieli”.

 Ascoltai questo sogno dalla sua bocca quando, insieme a zii e cugini, eravamo riuniti a casa di nonna Elena. La gioia della condivisione, della partecipazione, la gioia dell’amore che vive nelle famiglie.

Se guardassi un arcobaleno e mi inebriassi di tanta bellezza, sentirei il bisogno di mostrarla e condividerla.

La verità, l’incontenibile amore riempiva già allora il suo piccolo recipiente, e questi ricolmo iniziava a traboccare in tutte le sue multiformi manifestazioni.

La famiglia come mamma, papà e figli, la famiglia come nonni, zii e cugini; realtà ad ampiezza crescente in cui veder riversato tutta l’amabilità del nostro piccolo Gesù.

La vita di Matteo nella famiglia:

un bambino mite, gentile, paziente oltre l’immaginabile; inenarrabili le vicissitudini, le sofferenze, le difficoltà, le sopportazioni così come le manifestazioni di immensa fiducia, speranza, benevolenza. Di questo ne danno testimonianza tutti coloro che lo hanno incontrato nella sua vita terrena.

Vorrei tuttavia sottolineare in questa occasione un altro aspetto legato al vita in famiglia con Matteo: il ruolo che via via è venuto ad assumere, il dolore del distacco, il senso della lontananza.

Ho meditato più volte su quello che gli apostoli avessero potuto provare nel vivere la quotidianità con Gesù: accanto al maestro, all’Uomo-Dio, al suo carattere dolce, alla sua persona, alle sue parole, alle sue azioni; quale forza dirompente avrà infiammato i loro cuori, le loro menti; quanto questa presenza costante ed infinita rivoluzionava la loro vita, a partire dai caratteri di ciascuno: il confronto con sè stessi, il conforto di Gesù accanto che scavava costantemente aumentandone le profondità. Cosa avranno provato, nonostante le storture e le bruttezze che ogni uomo possiede, al momento del distacco?! Quale vuoto avranno sentito, quale grosso ingranaggio avrà smesso di funzionare in loro momentaneamente?! E’ da brividi il solo immaginarlo.

Matteo nella famiglia credo abbia rappresentato qualcosa di simile a Gesù per gli apostoli: una quotidiana manifestazione di Dio nella vita di uomo, o nel nostro caso, di un bambino e poi di un giovane: un quotidiano interrogarsi su sè stessi, sulla interpretazione degli eventi, una diversa chiave di lettura dell’esistenza. Il momento del distacco è arrivato anche per noi e la sua presenza accanto ogni giorno non c’è stata più. Smarrimento, solitudine, rimorso per non aver fatto di più.

Non decidevi nulla di tutto questo, ma era lui a fartelo vivere con i suoi modi, le sue parole, i suoi silenzi, la sua presenza. Manovrava l’ingranaggio familiare veicolando, da dolcissimo tabernacolo, tutto l’amore di Gesù nella sua forma più delicata e rispettosa dei tempi e dei modi di ciascuno di noi. Non si poteva non guardarlo, non si poteva dire o fare o mostrare qualsiasi cosa senza volgere lo sguardo nella sua direzione quasi in attesa di un responso.

Il suo sguardo, la concentrazione al presente è stata una costante nella sua vita, la condivisione della preghiera, della parola di Dio ha contrastato tutti quei moti di individualismo che distorcono i legami familiari. La mitezza con cui ha affrontato gli impegni che via via sono divenuti complessi e gravosi si opponeva a tutte quelle preoccupazioni sul futuro, alle ansietà sul presente, all’ossessione di prevenire i problemi futuri, nella errata convinzione di avere il controllo, compagni fedeli delle notti insonni.

Matteo ha cambiato drasticamente la nostra vita.

Marco Pellegrino

No! No, non arrenderti, affidati a Dio