La vocazione alla santità

La recente esortazione apostolica Gaudete et Exsultate sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo ci induce a fare qualche riflessione. Non è la prima volta che la Chiesa richiama alla vocazione alla santità di ogni cristiano; fin dalle origini questo richiamo è sempre stato presente perché ogni cristiano con l’infusione della vita trinitaria ricevuta nel battesimo è di per sé chiamato a vivere in pienezza l’adesione al messaggio evangelico.

Ma è soprattutto con il Concilio Vaticano II che viene messa in evidenza la universale chiamata alla santità: ogni battezzato, proprio in funzione del Battesimo, riceve la vita teologale in tutta la sua potenzialità e viene chiamato alla perfezione (Mt. 5, 48); così infatti ribadisce anche il documento conciliare “Lumen Gentium”: la chiamata alla santità è per ogni battezzato e, nello specifico, la vocazione universale alla santità è rivolta anche ai coniugi e ai genitori cristiani: viene per essi specificata dal sacramento celebrato e tradotta concretamente nelle realtà proprie della esistenza coniugale e familiare (Lumen Gentium, 41).

Da allora sono numerosi i richiami del Magistero della Chiesa alla santità laicale e alla santità di coppia. Tutti i coniugi, secondo il disegno divino, sono chiamati alla santità nel matrimonio e questa alta vocazione si realizza in quanto la persona umana è in grado di rispondere al comando divino con animo sereno, confidando nella grazia divina e nella propria volontà», come ricordava Giovanni Paolo PP. II nell’omelia per la conclusione del VI Sinodo dei Vescovi, il 25 ottobre 1980.

L’esortazione di Papa Francesco si inserisce in questo filone di insegnamento: i tempi mutano in fretta e si potrebbe avere la tentazione che quanto andava bene qualche anno fa, oggi non sia più attuabile alla luce delle odierne tensioni, sfide, e cambiamenti. Allora la voce dell’attuale Pontefice ci richiama a questa nostra vocazione sempre valida, sempre viva, sempre attuabile e sempre alla portata di tutti. La Chiesa con la voce di Papa Francesco ci richiama al fatto che non si può vivere il Battesimo a metà, un po’ annacquato… Fatto sulla nostra misura ! :

 

«Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita»[1].

Fin dalle prime battute però il documento ci presenta una riflessione:

«Nei processi di beatificazione e canonizzazione si prendono in considerazione i segni di eroicità nell’esercizio delle virtù, il sacrificio della vita nel martirio e anche i casi nei quali si sia verificata un’offerta della propria vita per gli altri, mantenuta fino alla morte. Questa donazione esprime un’imitazione esemplare di Cristo, ed è degna dell’ammirazione dei fedeli»[2].

Matteo, ne siamo convinti e speriamo a breve anche la Chiesa lo possa confermare, appartiene alla categoria sopra citata e in particolare a quei testimoni che hanno vissuto eroicamente ogni virtù cristiana. Matteo, con la sua adesione alla volontà di Dio, vissuta giorno per giorno anche con la fatica, il dolore fisico, la speranza, l’amore, sostenuto dalla grazia di Dio, ha per così dire superato la “santità della porta accanto”.

Era un ragazzo, un giovane come tanti che però ha capito l’essenziale della vita, ha percepito e vissuto e fatto crescere in se stesso quel principio di vita nello Spirito Santo ricevuto nel Battesimo e si è lasciato guidare dal Signore nelle scelte di ogni giorno. Come scrive il Papa, ha concepito la totalità della sua vita come una missione; si è posto delle domande via via più impegnative sul suo posto nella società e nella Chiesa. Senza tensioni e senza mettere il suo piano davanti a quello di Dio si chiedeva cosa volesse il Signore da lui. Così scriveva a quindici anni:

«Ho letto più volte che la mia è un’età di cambiamenti, di attente riflessioni e di decisioni, che porteranno poi alla formazione della nostra personalità futura. Sono d’accordo! […] Non c’è giorno in cui non pensi a Lui ed ai progetti che ha preparato per noi.  Mi piacerebbe tanto riuscire a capire la mia strada, non come un banale oroscopo, ma per cercare di non contrastare mai il Suo piano con me. Il tempo passa è sto crescendo…e sono contento di vivere così.

Il Signore è vicino a chi lo cerca!»[3].

In questa costante ricerca Matteo ha realizzato pienamente quanto il Papa suggerisce ad ognuno di noi:

«Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare, per discernere il posto che ciò occupa nella tua missione. E permettigli di plasmare in te quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi»[4].

Matteo aveva scoperto la sua missione, la missione che era quella indicata per lui adolescente e giovane uomo:

«Per quanto mi riguarda spero di riuscire a realizzare la mia missione di “Infiltrato” tra i giovani, parlando loro di Dio (illuminato proprio da Lui), perché credo che solo un giovane possa riuscire a parlare ad un altro giovane, o comunque possa farlo meglio di un adulto.

Medito…e intanto osservo chi mi sta intorno, per entrare tra loro silenzioso come un virus e contagiarli di una malattia senza cura, l’Amore!»[5].

Matteo ha realizzato la sua santità in modo semplice, ma radicale: in ogni circostanza si poneva la domanda: come avrebbe fatto o a cosa avrebbe detto Gesù se si fosse trovato al nostro posto. Questa è l’essenza della santità e la fedeltà a questa linea di via è l’eroismo della vita cristiana.

Matteo può essere definito il “santo della porta accanto” perché ha vissuto la straordinarietà della chiamata alla santità di ogni cristiano nella semplicità della vita quotidiana: famiglia, scuola, parrocchia, amici, fidanzata, musica….

Ma quanti lo hanno avvicinato e conosciuto hanno chiaramente percepito che in lui non c’era ordinarietà: trasmetteva un messaggio profondo di adesione alla volontà di Dio, di amore e accoglienza verso l’altro, specie se più debole, di preghiera solida e non convenzionale, di serietà di impegno nei suoi doveri di studente, amico, figlio, di ricerca convinta della sua missione nel mondo e nella Chiesa. Era diverso e questo lo si intuiva molto bene anche se viveva come tanti altri ragazzi; aveva una gerarchia di valori e priorità che lo distinguevano senza però urtare quanti gli volevano bene, cercavano la sua amicizia sincera e disinteressata, la sua compagnia allegra, il confronto delle idee e delle scelte di vita.

Al di sotto della quotidianità della sua vita fatta di scuola, amicizie, hobbies, c’era quel qualcosa che lo ha reso diverso e per usare il mio linguaggio di Postulatrice lo qualifica come un Santo (così almeno lo spero!). Era quel voler mettere Dio sempre al primo posto, quel rapporto a tu per tu con Lui cercato e voluto che a volte lo fece anche soffrire, andando al di là delle preghiere formali per arrivare alla intimità dell’amore. Ha poco più di 15 anni quando scrive:

«Voglio fermamente rinnamorarmi di Dio. Non che adesso non gli voglia bene, ma desidero riscoprire quel rapporto fantastico che ti riempie la vita e ti dà la gioia in tutte le azioni. Lo so che esiste, ma probabilmente l’ho lasciato cadere in fondo all’anima e si è impolverato!»[6].

Il Signore era sempre stato presente e vivo nella sua vita; quando compì 15 anni il Servo di Dio scrisse una poesia che è un inno di ringraziamento a Lui, non solo per la vita e la famiglia, ma soprattutto:

«15 anni che imparo a conoscerti, sempre più infinito e misericordioso. 15 anni che il mio cuore batte per te […]15 anni di avventure. Quante insieme a Te! […]15 anni di preghiera, non sempre costante, ma il più possibile col cuore. 15 anni vissuti con te.

Spero di continuare a crescere al fianco del mio Signore»[7].

Una ricerca di Dio che in Matteo diventa la costante della sua vita:

«È vero, se non amo abbastanza Dio è perché non lo conosco abbastanza, perché conoscerlo significa amarlo, me ne rendo sempre più conto»[8].

Amare significa anche ascoltare la persona amata:

«Nel frattempo io cercherò di dialogare di più con Dio, per imparare ad ascoltare la sua voce»[9].

La malattia di inserisce in questo cammino di ricerca della volontà di Dio e del rapporto di amore con Lui; non è un intralcio, non è un incidente di percorso. Certo ci si può ribellare al piano di Dio quando questo comporta, come per Matteo, sofferenza fisica e un orizzonte futuro limitato, ma Matteo era giunto ad una sorprendente constatazione che rivela il cammino interiore:

«La mia convinzione è che farò ciò che vuole il Signore, perché è difficile fare la sua volontà, ma è anche difficile non farla»[10].

La chiave della sua santità e della sua straordinarietà di vita cristiana sta tutta in queste parole.

Matteo è stato un amico, ha percorso la via indicata dal Papa nella sua esortazione:

«Rallegratevi ed esultate» (Mt 5,12), dice Gesù a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua. Il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente»[11].

Matteo l’ha percorsa tutta, fino in fondo ed è diventato testimone delle Beatitudini, della pienezza della vita cristiana. Dovremmo leggere l’esortazione del Papa pensando che un giovane dei nostri tempi che ha vissuto le contraddizioni del momento attuale e le sue tentazioni, ha percorso questo cammino di santità nella gioia, nella semplicità della vita di ogni giorno, nella certezza che in fondo a questa strada c’è il Signore che ci aspetta. Dovremmo ripetere a noi stessi le parole di Sant’Agostino davanti all’esempio dei primi martiri cristiani: Si isti et istae, cur non ego? Se ce la fanno questi, perché non io?

Dott.ssa Francesca Consolini

Postulatrice

[1] Gaudete et Exsultate, Cap. I, n. 15.

[2] Gaudete et Exsultate, Cap. I, n. 5.

[3] Magazine settimanale. Cerco il tuo volto, Signore!, Brindisi 21 novembre 2005.

[4] Gaudete et Exsultate, Cap. I, n. 23.

[5] Magazine settimanale. No, no, le preghiere no!, Brindisi 26 settembre 2005.

[6] Lettera a Suor Annagrazia Siciliano, Brindisi 8 aprile 2006.

[7] Poesia “15 anni”

[8] Lettera a Suor Annagrazia Siciliano, Brindisi 16 luglio 2006.

9 Lettera a Suor Annagrazia Siciliano, Brindisi, 25 maggio 2006.

[10] Lettera a Suor Annagrazia, 8 aprile 2006.

[11] Gaudete et Exsultate, n. 1.

No! No, non arrenderti, affidati a Dio