Un anno con Matteo

Lo scorso anno in aprile mio marito ed io arrivammo per la prima volta a Brindisi; fu amore a prima vista, almeno per me: per la città, per le persone con le quali mi trovai a collaborare, e soprattutto per Matteo. Non è il primo Servo di Dio giovane del quale mi occupo; tutti questi ragazzi e ragazze che hanno consumato in pochi anni una vita intensissima di amore per Dio, di scelta dell’essenziale, di dedizione agli altri e anche di compartecipazione al sacrificio di Gesù sulla croce nella malattia, hanno lasciato un segno dentro di me. Una immagine di speranza e di vita, di fiducia nel domani dell’umanità intera, nell’avvenire della Chiesa che nei suoi Santi e soprattutto in questi giovani mostra il lato più bello del suo volto: senza rughe e senza macchia, come dice la Scrittura. Una Chiesa giovane, dinamica, generosa, intuitiva, fresca. Matteo si è così aggiunto al gruppo dei miei “giovanissimi”, ma con una sua nota particolare; ciascuno di loro mi ha portato un che di personale che mi è rimasto nel cuore anche a lavoro terminato: il beato Rolando Rivi, ucciso a 14 anni, in odio alle fede, il coraggio della sua testimonianza offerta nella generosità della adolescenza come un martire dei primi tempi del cristianesimo; il venerabile Silvio Dissegna morto a 12 anni di sarcoma, la consapevolezza matura di stare sulla croce con Gesù per aiutarlo a salvare le anime; la venerabile Daniela Zanetta, malata fin dalla nascita di epidermolisi bollosa distrofica e morta a 23 anni, la forza di lottare e l’amore profondissimo per la vita e per Gesù, lo sposo della sua anima che lei amò fino a vette altissime di comunione con Lui; il Servo di Dio Carlo Acutis morto a 15 anni di leucemia fulminante, l’amore a Gesù Eucaristia, la “sua autostrada verso il Cielo”. Poi è arrivato Matteo e mi ha mi ha colpita la sua fede limpida, sicura, trascinatrice; il suo sguardo pulito, il suo sorriso che penetra nel cuore; il suo programma di vita così semplice: contagiare con l’Amore, ma così impegnativo e, potrei dire, così naturale per un cristiano autentico. Matteo mi ha fatto dono di una dose di ottimismo e di voglia di andare avanti e di impegnarmi, ancora di più e meglio, nella mia missione di postulatrice. Il suo sorriso limpido, ma al tempo stesso profondo, mi interroga sul senso della vita, del dono, della gratuità.

E’ stata una splendida esperienza conoscere lui, la sua famiglia, quanti hanno collaborato per arrivare a questa bella festa del 24 aprile. Ho trovato un gruppo di persone molto impegnate, coese, unite nello scopo del lavoro, collaborative al massimo; potrei dire un bel gruppo di persone “contagiate”, come direbbe il nostro Matteo. Ho percepito una unità di intenti e la volontà di mettere a disposizione ciascuno il proprio tempo e le personali capacità, come se tutti stessimo rispondendo ad un’unica chiamata: conoscere meglio Matteo e farlo conoscere, portare avanti nel mondo di oggi la sua missione di far conoscere ed amare Dio.

In questo anno sono state fatte molte cose importanti, soprattutto si è svolto dal 19 settembre 2016 al 24 aprile 2017 il Processo Informativo Diocesano, con l’ascolto dei testimoni e la raccolta della documentazione utile a dimostrare che Matteo ha vissuto in grado eroico la vita cristiana. In grado eroico vuol dire che per essere riconosciuti santi non basta essere cristiani di facciata, come ci ha ricordato papa Francesco: “Alcune volte diciamo ‘cristiani a metà cammino’, che non prendono sul serio questo. Siamo santi, giustificati, santificati per il sangue di Cristo: prendere questa santificazione e portarla avanti! E non si prende sul serio! Cristiani tiepidi: ‘Ma, sì, sì; ma, no, no’. Un po’ come dicevano le nostre mamme: ‘cristiano all’acqua di rosa, no!’. Un po’ così… Un po’ di vernice di cristiano, un po’ di vernice di catechesi… Ma dentro non c’è una vera conversione, non c’è questa convinzione di Paolo: ‘Tutto ho lasciato perdere e considero spazzatura, per guadagnare Cristo e essere trovato in Lui’”. Il Processo diocesano serve a raccogliere le prove che Matteo ha vissuto così, nella pienezza della ricerca di Gesù, del dono a Lui, dell’abbandono alla sua volontà.

Tutto il materiale raccolto in questa fase diocesana verrà consegnato il 26 aprile, quindi solo due giorni dopo la chiusura del processo, alla Cancelleria della Congregazione delle Cause dei Santi e la causa di Matteo inizierà il percorso romano. Non è un cammino facile perché la Chiesa, giustamente, valuta con serietà e profondità i candidati santi; esperti teologi ne studieranno la vita, gli scritti, valuteranno le sue azioni in base alle testimonianze raccolte e alla documentazione. Nel frattempo, quando questo accade, si può procedere allo studio di un miracolo attribuito alla intercessione del Servo di Dio; per essere dichiarato beato, un Servo di Dio deve dare prova di aver vissuto eroicamente il Vangelo e di essere un valido intercessore. Ma sicuramente Matteo si darà da fare anche in questo senso. Sta a noi pregarlo, affidargli i nostri malati, e anche se non ci occorre un miracolo di guarigione, affidare alla sua intercessione le nostre necessità, le nostre pene, i nostri problemi. Dovremmo imparare a considerare i santi (quelli già dichiarati e quelli come Matteo ancora in cammino), come amici che hanno condiviso con noi l’avventura della vita; quindi non limitarci ad invocarli quando siamo alle strette, ma parlare con loro, scambiare delle idee, confrontarci con loro, riflettere su come avrebbero fatto loro certe scelte, come avrebbero reagito in determinate circostanze, chiedere consiglio, leggere i loro scritti, ascoltare le loro risposte, condividere con loro i momenti di gioia. Matteo è un amico che ci sta accanto e continua dal Cielo a fare quello che faceva qui: ascoltava, consigliava, condivideva, dava una mano…

Dopo la bella festa di oggi, fermiamoci un attimo e chiediamoci: e ora, Matteo? Il primo passo verso la beatificazione lo hai fatto; a Roma farai il tuo percorso, ma soprattutto, per favore, restaci vicino, continua ad essere nostro amico, continua a sorriderci, a tenerci per mano, a darci coraggio e slancio nella quotidianità, continua a dirci quelle tue parole tanto belle: “Ecco la mia speranza, ecco la mia certezza: sei Tu Signore, stammi vicino!”.

Dottoressa Francesca Consolini, Postulatrice.

No! No, non arrenderti, affidati a Dio