Sconvolgere. Sconvolgere è una parola forte, forte proprio come ciò che sto per raccontare, la mia storia, la mia avventura, la storia di come sono cresciuto dentro; questa è una vicenda che narra di un raggio di luce in un mare di buio, una luce che riesce sempre a prevalere nelle tenebre: la luce di Dio. Certe storie, nella vita, non ce le si aspetta; arrivano veloci come un fulmine e il loro effetto sul cuore è una tempesta, come una continua ebollizione di una pentola colma di acqua salata: l’acqua, cioè il superfluo, evapora, lasciando nella pentola il sale, il senso della vita, Dio. Tutto è iniziato in una semplice vacanza in montagna con la mia famiglia. <Ho freddo agli occhi>, dissi a mia madre. Il giorno dopo vidi delle macchie nel mio campo visivo. Da lì è stato tutto un decrescere fino ad arrivare alla visita oculistica, a quella neurologica e alla risonanza magnetica. “Lastre e dottori sono d’accordo: è necessaria un’operazione, causa un probabile tumore”. I miei genitori e tutti i miei parenti sono a pezzi: l’unica cosa che posso fare è essere allegro per non renderli ulteriormente tristi. Il giorno dopo partiamo per Verona, miglior ospedale in Italia in campo neurologico. Qui, anche una biopsia per verificare se il mio problema è veramente un tumore, potrebbe costarmi la vita. Dopo pochi giorni fuggiamo via da Verona io, mia madre, mio padre e mio zio che aveva deciso di raggiungerci, alla volta di Hannover (Germania): il miglior centro neurologico in Europa. Appena arrivati, le difficoltà si fanno sentire. Troviamo, grazie a Dio, varie persone disposte ad aiutarci, tra cui Giuseppe Franceschi e Annamaria Tagliamento, due italiani; il primo, un simpatico signore, devotissimo a Padre Pio, che ci ha fatto da guida in un momento di grande sconforto, l’altra, una traduttrice volontaria che ha attenuato le nostre difficoltà in un paese straniero. Arrivato in Clinica INI, decidono subito di operarmi e, chiedendo aiuto a Padre Pio, esco dall’operazione sano e salvo. È tutto OK! Non c’è nessun tumore ma solo un’infiammazione. Possiamo tornare a casa! Ora che questa avventura si è conclusa, i contatti con la Germania non si sono chiusi: ogni tanto questo problema si fa sentire, ma grazie ai vari controlli e alla continua attenzione dei dottori, continuo a crescere sano. Non sono un veggente e perciò non posso prevedere il futuro: i progetti che Dio ha per me sono ancora sconosciuti. Di una cosa, però, sono certo: tutto il bene che i miei parenti, i dottori e le tante persone che ci hanno aiutato mi hanno saputo dare, mi ha sconvolto; mi ha turbato capire quanto Dio sia misericordioso e buono con noi, quanto ci aiuti e ci voglia bene. Potrei paragonare questa avventura ai “Promessi sposi”, che Manzoni ha definito “l’epopea della divina provvidenza”: la mano di Dio in questa storia è sempre presente e benevola, come nel romanzo Manzoniano. Il prossimo gennaio dovrò sostenere un altro controllo in Germania. L’esito di questo è fondamentale perché potrebbe, in caso di risultato negativo, compromettere il mio futuro. Tutto ciò, però, non mi importa: Dio è come un grande progettista che ha già costruito delle strade per noi, sarò io a scegliere quale prendere, ma sono sicuro che, sotto la sua protezione, non prenderò mai quella sbagliata. È questo ciò di cui parlavo all’inizio: la mia avventura ha fatto evaporare da me il senso di superficialità, lasciandomi una rifioritura spirituale. La mia vita è con Dio.

Matteo Farina 1°A

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