La vita cristiana: una vita teologale

«Cristo è risorto! Ripetiamolo con le parole, ma soprattutto con la testimonianza della nostra vita. La lieta notizia della Resurrezione dovrebbe trasparire sul nostro volto, nei nostri sentimenti e atteggiamenti, nel modo in cui trattiamo gli altri». Le parole del Santo Padre risvegliano i nostri cuori in questo tempo pasquale e ci invitano a dare testimonianza della Resurrezione di Cristo con la nostra vita.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda che, con la Pasqua, Cristo ha aperto a tutti gli uomini le fonti del battesimo: «il sangue e l’acqua sgorgati dal fianco trafitto di Gesù Crocifisso sono i segni del battesimo e dell’eucaristia, sacramenti della vita nuova». Con il Battesimo, fondamento della vita cristiana, riceviamo in dono le virtù teologali: fede, speranza e carità. Alla luce di questi doni, come possiamo noi cristiani vivere una vita teologale dando testimonianza vivente di fede, di speranza e di carità?

Matteo scrive: “la fede definisce il tutto! Ciò che è ancora più bello è il fatto che la fede riesce a dare definizione di se stessa con semplicità, non usando parole umana ma qualcosa di più[…] La fede però non è solo un astratto discorso composto di parole complicate, ma è anche dimostrazione della gloria, della potenza e della misericordia di Dio[…] La fede non è però attendere grazie da Dio. No! La fede è aggrapparsi a Dio per diffondere la sua Parola. È pregare per nutrirsi del suo cibo, quello che servirà per sempre, è mettersi d’impegno per seguire i piani di Dio nel modo migliore, è chinare il capo senza rialzarlo con orgoglio; è fare il bene nel silenzio e riflettere sul male compiuto[…] avere fede è proprio distaccarsi da tutto ciò che è materiale, percorrere una strada come nella nebbia, senza sapere cosa c’è dopo, ma affrontando il sentiero sotto le ali di Dio”. Matteo ripeteva spesso che “dobbiamo vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, ma non nella tristezza della morte, bensì nella gioia di essere pronti all’incontro con il Signore”: in queste sue parole la scelta di camminare con lo sguardo rivolto a Dio, affidandosi completamente a Lui. Ecco che a fare capolino è la virtù della speranza, che come ci ricorda Papa Francesco è «essere in cammino verso qualcosa che è, non verso qualcosa che io voglio che sia» perché «sperare significa imparare a vivere nell’attesa, trovare la vita», infatti «la speranza cristiana è l’attesa di qualcosa che già è stato compiuto e che certamente si realizzerà per ciascuno di noi». Nella semplicità quotidiana Matteo continua a studiare nonostante l’evolvere della malattia, ribatte verso chi ritiene che in presenza di certe diagnosi  non ci sia più nulla da fare ripetendo “chi ve lo ha detto che è in fin di vita, che non c’è più nulla da fare?! Questo lo sa solo Dio”: la speranza di Matteo è quella del cristiano che, nella quotidianità terrena, intravede già la felicità della vita eterna, il cristiano che si rimette a Dio confidando nella sua misericordia e rispondendo con il cuore il suo “fiat”. Matteo scriverà “voglio scalare il tuo monte, tra petali e spine, per arrivare un giorno alla vetta; dove non esiste né peccato né sofferenza, ma solo il Tuo Amore Infinito. Eccomi, arrivo!”.

“La mia fede: l’amore” scrive Matteo, secondo l’insegnamento di Gesù «amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12). La virtù della carità si concretizza nella sua vita in gesti quotidiani fatti con semplicità e amore: offre il suo aiuto ai compagni in difficoltà, destina i suoi risparmi ai bisognosi, chiede ai suoi familiari di rinunciare ai regali di Natale per destinare quelle somme ai poveri e alle missioni, sceglie di tenere per sé solo il necessario, il tempo è per lui un dono prezioso da dedicare agli altri … la sua offerta a Dio è totale “per quanto mi riguarda sono pronto a offrirti tutto” scriverà Matteo, “vorresti gridare al mondo che faresti tutto per il tuo Salvatore, che sei pronto a soffrire per la salvezza delle anime, a morire per Lui. Avrai modo di dimostrargli il tuo amore …”.

In questo tempo pasquale siamo tutti chiamati a riscoprire il nostro Battesimo, radice della vita cristiana, e i doni che con esso abbiamo ricevuto per metterli a frutto in una scelta di vita cristiana. Il Santo Padre ci rammenta che è il momento di «tornare al primo amore, Cristo, per riceverne il fuoco che ha acceso nel mondo, e portarlo a tutti, sino ai confini della terra».

No! No, non arrenderti, affidati a Dio