Matteo è già in cima

“Io non posso dirti che non soffrirai più, posso assicurarti che se ti affiderai a Lui, le tue lacrime saranno asciugate dalla Sua fiamma, carezza d’Amore”.

L’importante è essere consapevoli di ciò che si è avuto, ed io riconosco di essere stato molto fortunato nella mia vita: quand’ero piccolo sono cresciuto con le parole di Giovanni Paolo II, e la sua infinita dolcezza, e con la preghiera di Padre Pio, e la sua incredibile tenacia, ed ho assistito ad altre due elezioni di pontefici. La prima volta ero con Matteo, il quindicenne Servo di Dio di cui tutti parlano, ma che per me è ancor prima semplicemente Matteo, il mio amico del cuore, e la seconda ero a Piazza San Pietro, quando Papa Francesco esordì dicendo “Fratelli e sorelle, buonasera!”. Due momenti magici per un Cristiano come me. Ma ancora più magico, invece, è poter raccontare questi aneddoti, oggi, a distanza di più di dieci anni, e parlare di Matteo, raccontarvi del mio amico, affinché si parli della sua vita, della sua forza, della sua sofferenza, della sua immensa, potente, intramontabile Fede, che ha salvato lui, in primis, e tante altre vite. Perché di questo io sono fermamente convinto.

Ricordo quel giorno come fosse ieri. Il 19 aprile 2005 iniziò come una giornata qualunque, ma finì con la famosa fumata bianca, avevamo un nuovo Papa, ed io, al celebre eco dell’ “habemus papam” ero lì, con Matteo, nella sua cucina, sudati per aver giocato a calcio fino a poco prima, a goderci lo spettacolo. Ricordo perfettamente quanta gioia c’era nei suoi occhi, quell’irresistibile voglia di conoscere il nuovo Papa, lo stupore nel vederlo sul balcone pronunciando le sue prime parole davanti al mondo. Matteo era così, solare, sincero, felice, sempre. Un ragazzo come tanti, semplice, ma con l’unica differenza di essere “più in là” rispetto a noi altri. Matteo era lungimirante, vedeva oltre, puntava in alto. “Beato lui”, direbbe chi non ha Fede; chi ce l’ha, invece, dovrebbe fidarsi. La sua testimonianza è forte, è un solco sulla sabbia, è un boato nella foresta, è un’onda sugli scogli. Se vuoi la ricevi e la rimandi indietro, altrimenti ti fai scuotere. Non è semplice decidere di farsi investire, ma è sicuramente più semplice non permettere che accada, opporsi, chiudere gli occhi. È più semplice, è vero, ma molto più triste.

Essere Cristiani non significa essere bravi, ma essere amati, riuscendo così ad amare il prossimo. In questo modo si crea una catena invincibile i cui lucchetti non hanno chiave. Non c’è arma che tenga contro questa saldatura. Essere Cristiani vuol dire credere, credere che qualcuno prima di te abbia salvato la tua vita. Credere che la tua vita sia così bella, nonostante tutto, perché c’è qualcuno che ha pregato per te, qualcuno che ha pensato a te, così intensamente da renderti di nuovo felice, così intensamente da regalarti lunghi momenti di felicità, così intensamente da farti aprire gli occhi e salvarti, ancora una volta. Essere Cristiani è tutt’altro che una passeggiata, è un sentiero di montagna, una vera e propria ferrata, è un cammino lungo, in salita. Ma alla fine c’è un rifugio, c’è un posto caldo che ti aspetta, un luogo in cima da cui poter vedere tutta la spiaggia, tutta la valle, tutto il deserto, tutto il tramonto. Da quel posto lì si può vedere tutto, tutto ciò che si desidera. Essere Cristiani significa avere più Fede che fame, significa avere più sete che sonno, significa avere più forza che pigrizia.

Per questo Matteo era un vero Cristiano: era amato da tutti, e amava infinitamente a sua volta. Credeva in Gesù Cristo senza battere ciglio, era tenace, forte, aveva tanta sete, poca fame, mai sonno. Ha scalato tante montagne, ogni giorno della sua vita, nella speranza di arrivare in cima, e ci è arrivato, senza ombra di dubbio.

Alberto Valentini

No! No, non arrenderti, affidati a Dio