MATTEO e la Preghiera

Parlare di Matteo e la preghiera significa, a mio avviso, ripercorrere tutta la sua vita, una vita alimentata dalla preghiera, in continuo colloquio con Dio e la Vergine Santa.

La sua breve esistenza si è sviluppata intorno ad un filo conduttore ben chiaro e visibile a tutti: Fede e Amore. Amare Dio, farlo amare, far conoscere l’Amore di Dio a tutti, per condurre a Lui il maggior numero di anime possibile.
Sin dalla tenera età si è dimostrato un bambino eccezionale, per sensibilità ed interesse verso gli insegnamenti della Scrittura. “ Lampada per i miei passi è la Tua Parola, Luce nel mio cammino “ questo versetto del Salmo 119, scritto sull’ambone della chiesa parrocchiale “Ave Maris Stella” nella quale è nato alla vita cristiana ed ha sviluppato il suo percorso spirituale sino alla sua nascita al cielo, è rimasto scolpito nel suo cuore ed ha costituito per lui un punto di riferimento stabile nella sua relazione con Dio alla ricerca continua della sua volontà.

All’età di otto anni è entrato a far parte del Nido di Preghiera di Padre Pio, di cui era guida spirituale padre Antonino Colasanti figlio spirituale del Santo del Gargano. Matteo ha conosciuto ed amato Padre Pio proprio grazie alla testimonianza di padre Antonino, che è stato il suo direttore spirituale sino agli ultimi giorni della sua vita terrena.

I bambini del Nido di Preghiera, con la presenza di padre Antonino, si riunivano, insieme con le loro famiglie, ogni settimana per la recita del Santo Rosario, al termine del quale il frate rivolgeva ai bambini, e agli adulti, una breve catechesi sull’importanza della preghiera, fatta col cuore in sintonia con la Vergine ed il Signore Gesù Matteo si distingueva tra i suoi coetanei, per il suo comportamento sempre tranquillo ed attento: non si lasciava distrarre da nessuno, desideroso di non lasciarsi sfuggire alcuna parola che usciva dalla bocca di padre Antonino.

Ma quello che colpiva, e che è rimasto impresso nella mente di quanti lo hanno conosciuto, era il suo modo di pregare: quando recitava con musicale dolcezza le “ Ave Maria “ o le invocazioni litaniche: sembrava che vedesse la Vergine davanti a sé, tanto era accorata e sentita la sua preghiera!
Nel libretto che raccoglie le sue poesie, offerto in dono dai suoi genitori in occasione del trigesimo della sua nascita al cielo ai presenti alla Celebrazione Eucaristica, si può leggere una preghiera che evidenzia la sua profonda devozione verso la Madonna.

Alla Madre Celeste
Maria, Tu, che nella tua estrema semplicità hai saputo vivere
Con Dio e per Dio,
Tu, che nella tua apparente fragilità hai saputo
schiacciare con forza il peccato;
Tu, che con il tuo “Sì” hai accettato la volontà di Dio;
Tu, che anche nella sofferenza non hai mai perso la fede,
Tu, che hai racchiuso nel tuo Cuore Immacolato
L’ infinità di Dio.
Tu, Madre di Dio, prega per noi, per chi soffre
Nell’anima e nel corpo.
Prega per noi, Maria, Madre Castissima.
Ti voglio bene, Madonnina, fiore celeste.

Questo suo profondo raccoglimento nella preghiera non era sfuggito a nessuno di coloro che si riunivano con lui per la recita del Santo Rosario, adulti e bambini. Perciò non provai stupore, quando, ai primi di gennaio 2000, la mamma Paola , mia carissima amica, mi portò un foglietto scritto da Matteo, dove lui aveva raccontato una sua visione in sogno di padre Pio, la notte tra il due e tre gennaio.

Le parole che il Santo gli aveva rivolto profetizzavano quella che sarebbe stata la sua missione .
“Se sei riuscito a capire che chi è senza peccato è felice, devi farlo capire agli altri, in modo che
potremo andare tutti insieme, felici, nel Regno dei Cieli”.

Dopo questo sogno, Matteo si impegnò nella sua missione evangelizzatrice nella quotidianità, tra adulti e soprattutto giovani. Infatti, il suo desiderio era di “infiltrarsi” tra i suoi coetanei per parlare loro di Dio e “contagiarli della malattia incurabile”: l’Amore. E l’amore gli ispirava i versi della poesia “ Perché ”dove leggiamo:

“ …Mio Dio, ho due mani, fa che una sia sempre
stretta a te sicché in qualunque prova io
non possa mai allontanarmi da te, ma stringerti
sempre più; e l’altra mano, ti prego, se è tua
volontà, lasciala cadere nel mondo…perché come
io ho conosciuto te per mezzo di altri così anche
chi non crede possa conoscerti attraverso me…”

Questi versi sono il frutto di una profonda meditazione sul Mistero della Salvezza, attraverso una costante preghiera nel chiuso della sua camera, in ginocchio ai piedi del letto e con la sua famiglia “Sento il bisogno di pregare come di respirare” , scriveva nella poesia “ Pace”, Preghiera che non ha mai trascurato, neppure durante i lunghi mesi di malattia e terapia.

Sulle orme di San Pio, riteneva il Rosario “l’arma” potentissima che allontana i pericoli per la salvezza delle anime e non si separava mai dalla corona del Santo Rosario, sempre presente nelle sue tasche.
Seguendo l’insegnamento del suo padre spirituale e di San Pio, si accostava al Sacramento della Riconciliazione con frequenza settimanale. Per comprendere quanto fosse importante per lui essere sempre in Grazia di Dio, basta leggere alcuni versi della poesia “Perdono”:

“Che ho combinato amore mio,
che ho combinato.
Ci ho provato… ci ho provato,
ma non ce l’ho fatta.
Ti ho offeso…
Non sono riuscito a trovare il tuo volto in chi
mi sta accanto,
ho perso la pace… la tua pace,
ho perso la gioia, la tua gioia

Com’è difficile seguirti…

Ho peccato,
ma tu, ti prego, non guardare alle mie colpe,
guarda invece a quel misero bene che faccio,
e risollevami,
così che io sia un fiume d’amore,
che possa trascinare tutti con me,
e tutti insieme possiamo camminare verso te…”

Questi versi testimoniano la sincera e profonda umiltà di Matteo che, consapevole dei suoi limiti, manifesta la sua grande fiducia in Dio e nella sua infinita Misericordia.
Come non rimanere stupiti ed edificati, dopo aver letto questi versi? Siamo di fronte ad un componimento di un ragazzo di appena quindici anni, che insegna a noi adulti quanto sia importante prendere consapevolezza del proprio peccato e accostarci al Sacramento della Confessione, per mondarci da ogni colpa. Questa è vera testimonianza di Fede!

Scriveva nel suo diario: “La Fede non va tenuta dentro, ma bisogna esternarla ad altri”. E ancora leggiamo in un passo desunto dalla corrispondenza epistolare con religiosi : “Fede è aggrapparsi a Dio per diffondere la sua Parola, è pregare per nutrirsi del suo cibo, quello che servirà per  sempre; è mettersi d’impegno per seguire i piani di Dio nel modo migliore; … è percorrere una strada come nella nebbia, senza sapere cosa c’è dopo, ma affrontando il sentiero sotto le ali di Dio.”

Matteo ha testimoniato con la sua vita, con le sue preghiere in versi e con i suoi scritti, che si può percorrere il sentiero della santità, anche nella giovinezza, senza lasciarsi distrarre dalle attrattive del mondo giovanile. così irrequieto e sempre insoddisfatto: “è difficile vivere nel mondo, quando la Fede ci dice che non siamo del mondo” sosteneva, mentre affrontava, con sempre maggiore consapevolezza della sua missione evangelizzatrice, il “drago”, come lo definiva don Tonino Bello, che si ripresentava sempre più aggressivo e devastante.

Nei versi della poesia “ Missione”, si legge:

“Per quanto mi riguarda,
sono pronto ad offrirti tutto;

Eccomi.
Come un bambino che impara a camminare,
tra le braccia della bellissima Madonnina,
voglio scalare il tuo monte, tra petali e
spine,
per arrivare un giorno alla vetta,
dove non esiste né peccato né sofferenza,
ma solo il Tuo Amore Infinito.
Eccomi , arrivo!”.

La vita di Matteo, così breve, ma intensa, provata dalla malattia che lo ha consumato, vissuta alla luce della Fede è una limpida testimonianza di totale abbandono alla volontà di Dio: attraverso la preghiera egli si è tenuto sempre in sintonia con il progetto che il Padre aveva per lui.
Volle fare della sua vita un dono gradito a Dio, offrendogli anche la sua sofferenza, per la salvezza delle anime, una vita “con gli occhi al cielo… sperando di raggiungere un giorno la Vera Vita”.
Ora è certamente al cospetto di Dio, nella Vera Vita, Santo tra i Santi, accolto in un tenerissimo abbraccio dalla Vergine Santa e dal suo amato Padre Pio.

Anna Maria Manfreda

No! No, non arrenderti, affidati a Dio