24 aprile 2017: una grande festa

Ormai siano tutti informati: il prossimo 24 aprile siamo invitati ad una grande festa. E più o meno sappiamo anche quello che succederà: si chiuderà il Processo Informativo diocesano sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio Matteo Farina. Il processo che era iniziato io 19 settembre 2016 nella bella Chiesa di S. Maria del Casale. Sei mesi grande impegno da parte degli addetti ai lavori, soprattutto del Tribunale diocesano e della Commissione storica che hanno dovuto raccogliere le deposizioni dei testimoni e raccogliere la documentazione; sei mesi di grande aspettativa da parte di tutti gli amici di Matteo che hanno sostenuto questo lavoro con la preghiera. La sera del 24 aprile, in Cattedrale, l’Arcivescovo mons. Domenico Caliandro che ha sostenuto e incoraggiato con singolare intuito pastorale questa causa, chiuderà e sigillerà i plichi della documentazione che verranno consegnati in Vaticano, alla Congregazione della Cause dei Santi dove verranno vagliati e studiati. Un cammino degno di un giovane; i giovani non camminano, corrono e così il Processo diocesano di Matteo è stato svolto in tempi veloci e già il 26 marzo, alle 9,30 del mattino, Matteo varcherà la soglia della Congregazione delle Cause dei Santi e comincerà il suo cammino romano e ci auguriamo che lo faccia con la medesima giovanile baldanza.

Ma possiamo chiederci: cosa andiamo a festeggiare in concreto il 24 aprile in Cattedrale? Papa Francesco mi ha dato la risposta: andiamo a fare festa per un giovane che non si è messo in vendita, che è riuscito a rimanere libero e che, per questa sua originalità e autenticità di vita cristiana, può essere di modello per altri giovani:

“In questi anni di gioventù – ha detto il Papa ai giovani il 24 aprile 2016, esattamente un anno rima della nostra festa – voi avvertite anche un grande desiderio di libertà. Molti vi diranno che essere liberi significa fare quello che si vuole. Ma qui bisogna saper dire dei no. Se tu non sai dire di no, non sei libero. Libero è chi sa dire sì e sa dire no. La libertà non è poter sempre fare quello che mi va: questo rende chiusi, distanti, impedisce di essere amici aperti e sinceri; non è vero che quando io sto bene tutto va bene. No, non è vero. La libertà, invece, è il dono di poter scegliere il bene: questa è libertà. E’ libero chi sceglie il bene, chi cerca quello che piace a Dio, anche se è faticoso, non è facile. Ma io credo che voi giovani non abbiate paura delle fatiche, siete coraggiosi! Solo con scelte coraggiose e forti si realizzano i sogni più grandi, quelli per cui vale la pena di spendere la vita. Scelte coraggiose e forti. Non accontentatevi della mediocrità, di “vivacchiare” stando comodi e seduti; non fidatevi di chi vi distrae dalla vera ricchezza, che siete voi, dicendovi che la vita è bella solo se si hanno molte cose; diffidate di chi vuol farvi credere che valete quando vi mascherate da forti, come gli eroi dei film, o quando portate abiti all’ultima moda. La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore. La libertà è un’altra cosa”.

La libertà, dice il Papa, è amare in modo responsabile, nell’impegno quotidiano, stando in piedi, sempre pronti a vedere le necessità dell’altro, a costruire insieme, vivendo nella pienezza le sfide della gioventù, allenandosi con entusiasmo nella fatica, rialzandosi quando si cade, guardando avanti e rimanendo fedeli alla identità di cristiani, fino a “diventare campioni di vita, campioni di amore!”.

Direi che il 24 aprile è la festa di un campione di amore e di vita! Di un giovane libero, vivo, che ha saputo scegliere anche nella fatica, che ha cercato quello che piace a Dio, che ha saputo spendere bene la sua vita anche se breve, perché l’ha vissuta tutta nella sua pienezza. Andiamo a fare festa alla speranza, alla vita, alla gioia, al desiderio che Matteo si per molti giovani un trascinatore, che continui ancora di più ora che è in Cielo, a fare l’infiltrato e a spargere il contagio dell’amore con la A maiuscola. Per questo noi pensiamo che Matteo sia santo e che anche la Chiesa un domani possa riconoscerlo tale anche ufficialmente, perché è stato testimone dell’autenticità della vita cristiana. Nel giorno nel quale ricordiamo la sua nascita al Cielo, con l’aiuto di Matteo, prendiamo un impegno: giovani e meno giovani impegniamoci a trovare o ritrovare la nostra dimensione di testimonianza, di “contagio”, di amore vero, di autenticità, di scelta dei valori veri.

E a lui, all’amico Matteo, cosa auguriamo? Buon cammino romano, Matteo, cerca di correre anche lì e continua a darci serenità e pace con il tuo splendido sorriso!!!!

No! No, non arrenderti, affidati a Dio