“Gesù è vivo”

“A voi dico portate avanti questa certezza: il Signore è vivo e cammina con noi nella vita. Questa è la vostra missione. Portate avanti questa speranza, siate ancorati a questa speranza. Voi testimoni di Gesù, portate avanti il testimone che Gesù è vivo. Avanti! Tenete forte la corda che ancora al cielo». Queste le parole che Papa Francesco rivolse ai giovani nella udienza generale del 3 aprile 2013. Il pensiero va al nostro Matteo: un giovane che ha tenuta molto stretta la corda che lo ancorava al cielo e che, con la sua vita così piena di gioia, di dono  verso gli altri, di ascolto della Parola di Dio, di amore alla Madonna, ha portato avanti la testimonianza che Gesù è vivo. Talmente vivo per lui e reale e presente nella vita di ogni giorno da non volersi arrendersi mai; e non solo alla malattia, ma soprattutto alla monotonia della vita; Matteo non si è mai arreso alla mediocrità, al fare come fanno tutti, a scegliere il più facile e il più comodo, a lasciarsi vivere; ha sempre voluto vivere da protagonista della sua vita, proprio nella consapevolezza che il Signore è vivo e cammina con  noi e ci guida nelle scelte di ogni giorno.

Matteo ha vissuto nell’ottica della speranza cristiana. Per molti giovani e anche meno giovani, spesso, la vita vera è legata al piacere, al divertimento, al successo e all’immagine, ai risultati immediati. Invece lui ha già gustato tanto di Dio in questa vita e guarda alla vita eterna (che chiama la «vera vita») come il compimento pieno e perfetto di ciò che ha cominciato e sperimentare. Se vivere di fede è tanto bello nella vita presente, quanto più grande sarà la pace di Dio e del Paradiso. Un’immagine che Matteo usa è quella del vivere «con gli occhi al cielo», una espressione che richiama le parole del Papa: tenere forte la corda che ancora al Cielo: “Con gli occhi al Cielo voglio vivere la mia vita, Signore, con gli occhi al Cielo per vedere solamente l’amore, perché desidero un giorno poter vivere per sempre con te, senza peccato ma solo amore”.

Ma la speranza è legata ad un impegno: cercare di essere veramente tutto del Signore, fino a sciogliersi d’amore davanti a lui. La speranza non è spirito d’ottimismo, ma essere trasformati in amore. Essere cioè capaci di dare testimonianza nelle circostanze concrete di ogni  giorno, questo è vivere la Pasqua, vivere aggrappati alla corda che ci unisce al Risorto. Dare testimonianza nella semplicità come Matteo: l’aiuto ad un amico in difficoltà, l’invito a condividere un momento di preghiera, la visita ad un anziano e a un malato, un sorriso ad uno antipatico, la rinuncia a qualcosa di superfluo, leggere e meditare una pagina del Vangelo, un gesto di amicizia e gentilezza…. La casistica è infinita e molto personale. Ma il dare testimonianza del Risorto, come ricorda papa Francesco ai giovani, è questo; è quello che ha fatto Matteo; non ha avuto il tempo e la vita per realizzare i suoi progetti, non è andato in missione in terre lontane, non ha fondato opere grandi, non si è consacrato a Dio come sacerdote o religioso… eppure ha dato testimonianza della Resurrezione. Nemmeno per lui fu una cosa facile: “E’ così difficile amare, cercare di migliorare, ma non mi arrendo…”. Il cristiano è un combattente, uno che va avanti, che vive “con gli occhi al cielo” e i piedi in terra, che crede che ogni gesto per quanto piccolo, nascosto, quotidiano, possa dare testimonianza della Resurrezione perché, come credeva fermamente Matteo, chi ci avvicina possa andare al di là di noi e vedere il volto di Cristo: “Voglio essere uno specchio, il più limpido possibile, e, se è la tua volontà, riflettere la tua luce nel cuore di ogni uomo”.

E’ bello in questa prospettiva scambiarci gli auguri di Pasqua con una antica espressione a me molto cara: “Il Signore è risorto!”, “Davvero, è risorto” e cammina con noi.

Dott. Francesca Consolini

No! No, non arrenderti, affidati a Dio