Il Natale di Matteo

Carissimi Amici di Matteo, siamo alla vigilia dell’Avvento e il pensiero di tutti comincia a guardare al Natale; come spesso accade nel cuore si affollano tanti pensieri: persone care che sentiamo più vicine a noi in questo periodo; un’atmosfera diversa che invita alla pace e alla serenità; il bisogno che, almeno per qualche giorno, si plachino i conflitti, i dolori, le sofferenze di tanta parte dell’umanità; vorremmo essere capaci di regalare almeno un sorriso, un attimo di sollievo ai bambini del mondo che soffrono o sono soli. E’ bello condividere con gli amici e le persone care questi pensieri; e quindi è bello sentire ed ascoltare anche la voce del nostro Matteo che ci parla di Natale.

In una sua poesia-preghiera Matteo sente Gesù che si fa avanti e bussa alla porta del nostro cuore:

È il nostro Signore. Sembra piccolo e indifeso, cerca un posto dove vivere.

Ecco, bussa alla porta del nostro cuore. Vieni Gesù, riempi veramente la nostra vita, dai un senso ai nostri giorni.

Nella sua fragilità “il nostro Signore” cerca noi per avere un posto dove stare. Bussa alla porta del nostro cuore; leggendo queste parole mi è venuta spontanea una riflessione. Sono sempre rimasta affascinata dalle immaginette che raffigurano Gesù che bussa alla porta e riflettono le parole dell’Apocalisse: “io sto alla porta e busso”. Nella quasi totalità di queste raffigurazioni, sempre molto belle e suggestive, la porta alla quale Gesù bussa non ha la maniglia: Lui non può entrare se chi sta dall’altra parte non gli apre. Matteo questo l’aveva colto: Gesù bussa, cerca un posto e siamo noi che dobbiamo aprirgli la porta del cuore. Ma come si fa ad aprire la porta del cuore, soprattutto ora a Natale? La risposta ancora una volta l’ho trovata nelle semplici parole di Matteo: diventando ricchi. Non è un paradosso. Diventando ricchi di amore, generosità, altruismo:

“Sarebbe bello vivere questo periodo in gioia, regalandoci a vicenda sorrisi e abbracci sinceri, sempre attenti a non dimenticare che c’è chi sta peggio di noi, che con un piccolo sorriso potrebbe ritrovare il sorriso. Cosa costa una goccia di amore?”

Matteo il Natale lo vedeva e lo viveva così, regalando una goccia di amore: una piccola rinuncia per aiutare chi ha bisogno; la riconciliazione con un amico; una visita ad un anziano… Ognuno di noi conosce le “sue gocce”!

“Sarebbe bello riuscire ad essere semplici come Dio ci vuole” ha scritto Matteo e forse prepararci a vivere il Natale con questa semplicità di desideri, di “gocce di amore” preparate per accogliere Gesù che bussa e non può entrare se non gli apriamo la porta del cuore. Matteo ha amato molto il Natale, perché come San Francesco, vedeva nella semplicità e povertà del presepe l’amore di Dio per l’uomo; per questo amava moltissimo fare il presepe e pregare davanti al presepe. Per lui non era solo una rappresentazione poetica o artistica, ma era la plasticità del mistero dell’Incarnazione che è mistero di amore e misericordia: Dio che si è innamorato dell’uomo.

Così anche noi avvicinandoci al Natale, cominciamo a dare “gocce di amore”, per poter dire con Matteo, contemplando il presepe: “Voglio innamorarmi di Dio”.

A tutti gli amici di Matteo, a tutti coloro che collaborano attivamente alla causa e a chi ci accompagna con la preghiera, un augurio di buon Natale!

Dott. Francesca Consolini

No! No, non arrenderti, affidati a Dio