Intervista alla dott.ssa Consolini, Postulatrice della Causa di Matteo

Intervista alla dottoressa Francesca Consolini

1) COME HA CONOSCIUTO LA STORIA DI MATTEO FARINA E PERCHÈ HA DECISO DI OCCUPARSENE
Ho conosciuto la storia e la figura di Matteo tramite la mamma del Servo di Dio Carlo Acutis, un altro giovanissimo Servo di Dio. Circa un anno e mezzo fa, in un incontro a casa di Carlo a Milano, la signora Antonia Acutis mi parlò di questo giovane, Matteo, di Brindisi, della sua vicenda, della malattia e delle preghiere che aveva scritto e mi disse di aver segnalato il mio nome ad un sacerdote della stessa diocesi di Matteo, nel caso si rendesse operativo il progetto di avviare la causa di beatificazione. La mamma di Carlo mi disse che questo giovane gli ricordava molto il figlio e caldeggiò il mio coinvolgimento insistendo sulla necessità che i giovani di oggi abbiano esempi validi di vita ai quali rifarsi.

2) A BREVE INIZIERA’ IL PROCESSO INFORMATIVO DIOCESANO SULA VITA, LE VIRTÙ E LA FAMA DI SANTITÀ DEL SERVO DI DIO MATTEO FARINA; IN CHE COSA CONSISTE ESATTAMENTE TALE PROCESSO?
Il processo informativo diocesano è una raccolta di prove; prove testificali, ossia verranno ascoltate un certo numero di persone che hanno conosciuto Matteo in modo approfondito, che siano cioè in grado di riferire anche con episodi concreti come egli abbia vissuto la vita cristiana giorno per giorno nella preghiera, nei suoi doveri quotidiani, negli affetti, nell’affrontare la malattia e la morte. Prove documentali: si raccolgono i documenti che riguardano il Servo di Dio; documenti anagrafici, i suoi scritti, i suoi documenti scolastici, la documentazione che prova che il suo ricordo è vivo e mantenuto con iniziative ecclesiali e sociali. Tutto questo materiale deve dimostrare che il Servo di Dio ha vissuto in grado eroico la vita cristiana. In sede diocesana non si esprime un giudizio sulla santità; questo spetta solo alla Congregazione delle Cause dei Santi, ma si deve raccogliere diligentemente tutto quanto poi servirà a provare la santità di vita di Matteo.

3) QUANTO DURERA’ IL PROCESSO DIOCESANO?
Non esiste un tempo determinato; la durata varia a seconda della tipologia del Servo di Dio, ossia quanto ha vissuto, in che epoca, cosa ha fatto, ecc. Per i giovani la cosa è certamente più veloce e meno complicata perché la loro vita si è svolta tutta fra la famiglia, la parrocchia, la scuola, gli amici. Quindi possiamo ipotizzare circa un anno di lavoro. Devo dire che nei mesi passati, prima che arrivasse il nulla osta della Congregazione delle Cause dei Santi che confermava la possibilità di avviare il processo senza problemi, l’equipe guidata dal sacerdote che ha richiesto il mio intervento, ha già svolto un notevole lavoro che renderà più veloce l’iter processuale raccogliendo la documentazione necessaria, organizzando eventi, facendo conoscere maggiormente la figura del Servo di Dio.

4) DA CHI E’ COMPOSTO IL TRIBUNALE DIOCESANO?
Da tre membri: il Delegato arcivescovile che pone le domande ai testi; il Promotore di Giustizia che assiste agli interrogatori e garantisce che essi si svolgano con regolarità; dal notaio attuario che redige i verbali degli interrogatori.

5) LE UDIENZE SARANNO PUBBLICHE?
No; sono sotto strettissimo riserbo; nessuno può parteciparvi all’infuori dei tre membri del Tribunale e del teste convocato; tutti coloro che partecipano alla sessione e anche la postulatrice (che non può essere presente agli interrogatori, ma che ha il diritto di visionare gli atti prima della chiusura del processo) giurano di mantenere al riserbo e tale riserbo dura anche in seguito fino alla dichiarazione di venerabilità, ossia fino a quando la Chiesa riconosce al Servo di Dio l’esercizio eroico delle virtù.

6) UNA VOLTA TERMINATA LA FASE DIOCESANA DEL PROCESSO QUALI SONO GLI ULTERIORI PASSI?
La fase romana è molto più complessa e costituita da vero gradi e passaggi che implicano la rielaborazione delle prove raccolte in diocesi, l’esame del congresso teologico della Congregazione delle Cause dei Santi, il giudizio della Congregazione plenaria dei cardinali e vescovi, l’approvazione del Papa, ecc. Forse è ancora prematuro addentrarsi in un percorso così complicato…

7) QUANTO TEMPO OCCORRERÀ PER ARRIVARE ALLA CANONIZZAZIONE?
Non si sa e non si può calcolare, anche perché prima di arrivare alla Canonizzazione, ossia ad essere inserito nel “canone”, ovvero nell’elenco ufficiale dei santi riconosciuti dalla Chiesa, ci sono altri passaggi. Prima il Servo di Dio deve diventare “Venerabile”, cioè gli deve essere riconosciuta l’eroicità delle virtù; poi se si è verificato un miracolo ottenuto per intercessione del Servo di Dio e tale miracolo è riconosciuto valido dal punto di vista scientifico e teologico, il Servo di Dio diventa beato; occorre poi il riconoscimento di un secondo miracolo ottenuto per intercessione del Servo di Dio dopo la avvenuta beatificazione e riconosciuto valido, per accedere alla canonizzazione. Quindi il cammino è lungo e dipende in gran parte dalla volontà di Dio, il solo che opera i miracoli. I santi infatti sono solo intercessori.

8) CHIUNQUE PUO’ “DIVENTARE SANTO”?
Con il battesimo come ricorda la costituzione conciliare Lumen Gentium, ricevendo la vita teologale abbiamo l’obbligo di farci santi, ossia di perseguire al massimo la perfezione della vita cristiana che è poi una cosa semplice e difficile al tempo stesso perché si tratta di fare la volontà di Dio in ogni momento della nostra vita, accettando quanto ogni giorno egli ci chiede.

9) CI SONO DEI COSTI PER L’ISTRUZIONE DELLA CAUSA?
Sì, è ovvio perché ci sono diverse persone che lavorano intorno alla causa: periti teologi, periti storici, membri della Congregazione delle Cause dei Santi, medici, tipografi, ecc. Sono però costi graduali e normali proporzionati all’impegno delle persone che vi lavorano, alla loro competenza, alla tipologia delle singole cause. Niente di esorbitante, ma è logico che cominciando un’impresa, si debba contare almeno su un minimo di capitale.

10) L’ATTORE DELLA CAUSA COME SI PROCURERA’ I FONDI NECESSARI?
In genere dalle offerte dei fedeli; se il Servo di Dio è conosciuto, in genere, i fedeli, hanno a cuore che la sua causa vada avanti e la sostengono perché ritengono che il suo esempio possa essere un bene anche per gli altri fedeli.

11) A QUESTO PROPOSITO IN CHE CONSISTONO LE NUOVE NORME SULL’AMMINISTRAZIONE DEI BENI DELLE CAUSE DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE, VOLUTE DA PAPA FRANCESCO ED ENTRATE IN VIGORE IL 4 MARZO 2016?
Sono norme che riguardano soprattutto i postulatori e gli attori delle Cause; sostanzialmente definiscono che le offerte dei fedeli devono essere fedelmente impiegate per il proseguo della causa (per es. se si vuole fare un monumento al Servo di Dio non si usano i soldi che i fedeli danno per la causa, ma si cercano altri fondi) perché prima si cura l’andamento dell’iter della causa stessa. Le nuove norme prescrivono che il fondo della causa sia amministrato da un amministratore che gode della fiducia degli attori e raccomandano sobrietà nelle spese non strettamente attinenti alla causa stessa.

12) IN QUALE FASE DEL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE INTERVIENE IL C.D. AVVOCATO DEL DIAVOLO E QUAL È IL SUO COMPITO PRECISAMENTE?
L’avvocato del diavolo non esiste più da tempo, per fortuna…. Anzi è un termine che non è mai stato usato in materia di cause dei santi. Nel processo diocesano c’è il Promotore di Giustizia che, come dice la parola stessa, garantisce l’esatto svolgimento degli interrogatori. Ma il suo è solo un ruolo di garante del rispetto della legge che regola l’andamento degli interrogatori. I Promotori di Giustizia che ho conosciuto nei processi delle mie cause sono sempre stati sacerdoti e religiosi molto buoni, pazienti, saggi; rispettosi del loro ruolo; quasi sempre anziani, dotati di quell’aurea di venerabilità che mette a proprio agio i testi e li rassicura.

13) COME MAI HA DECISO DI DIVENTARE POSTULATRICE E QUALI COMPETENZE SONO NECESSARIE?
Per la verità non è stata una mia decisione, ma il risultato di una serie di circostanze guidate dalla Provvidenza. Svolgo questa professione che per me è un vera vocazione da circa 30 anni e ho all’attivo quasi una quarantina di cause che ho seguito come postulatrice o collaborando con altri colleghi postulatori. Ci vogliono delle competenze tecniche e culturali quali la laurea in legge, o lettere, o filosofia, o teologia, una solida base teologica, la conoscenza approfondita della materia giuridica propria delle Cause dei Santi; non stona nemmeno una buona conoscenza del latino, visto che tutti gli atti ufficiali vengono redatti in questa lingua. Inoltre, da qualche anno, è richiesta la frequenza del corso così detto Studium che si tiene presso la Congregazione delle Cause dei Santi che fornisce una conoscenza di base delle prassi che vengono seguite.
Questi sono i requisiti tecnici, ma almeno basandomi sulla mia esperienza, per fare il postulatore, occorre soprattutto voler bene ai propri Servi di Dio, entrare nella loro vita, nelle loro anime, sentirli come compagni e amici che camminano accanto a me. Si deve essere competenti, ma anche innamorati dei Santi, non pensare che si fa un lavoro, ma che si è chiamati a vivere con gli amici di Dio e quindi il guadagno materiale a fronte della fatica, la continua disponibilità, dell’aggiornamento costante, passa decisamente in secondo piano.

No! No, non arrenderti, affidati a Dio