La santità non si compra

La santità non si compra, né si ottiene mediante compromessi, ma si conquista soltanto camminando “alla presenza di Dio in modo irreprensibile”. Lo ha ricordato Papa Francesco durante l’omelia dello scorso 24 maggio alla Casa Santa Marta, durante la quale ha invitato ad aprirsi “con semplicità” alla grazia del Signore.

Per intraprendere il cammino della santità che ci accomuna tutti, secondo quello che “dobbiamo fare tutti i giorni”, non si può prescindere da quattro elementi fondamentali: coraggio, speranza, grazia e conversione.

La giornata che abbiamo vissuto il 19 settembre nella bella e suggestiva chiesa di S. Maria del Casale ci ha riportato alla riflessione di questi quattro elementi.

Eravamo davvero in tanti lì presenti; molti erano in piedi, assiepati lungo le pareti, scomodi. Ma perché stavamo tutti lì? Non era certo per un evento mondano o sportivo, ma per incontrare un giovane amico, Matteo, che ci aveva invitati alla sua festa. La festa del primo passo verso il riconoscimento ufficiale della sua santità. Una santità che lui, Matteo ha testimoniato e vissuto con coraggio, speranza, grazia e conversione.

Con coraggio: tutti conosciamo la vicenda della sua malattia e della sua sofferenza, ma il coraggio vero, quello del Santo, non solo saper affrontare stoicamente la prova, andare avanti nonostante tutto… Il Santo vive il coraggio tutta la vita: dicendo tanti sì, piccoli e grandi, che culminano nel grande sì dell’offerta di tutto se stesso. Matteo ha detto tanti sì: a Gesù quando, fin da bambino, ha compreso che la fede è un dono e l’amicizia con Gesù non si può mai barattare con mezze misure e compromessi, anche a costo di non essere capiti; ha detto sì quando ha deciso di essere un cristiano autentico e coerente, fedele nel piccolo per essere pronto ad essere fedele nel molto, senza preoccuparsi troppo del futuro: “Non sono un veggente e perciò non posso prevedere il futuro: i progetti che Dio ha per me sono ancora sconosciuti. Dio è come un grande progettista che ha già costruito delle strade per noi, sarò io a scegliere quale prendere, ma sono sicuro che sotto la sua protezione, non prenderò mai quella sbagliata”.

Matteo è stato coraggioso quando si è dimostrato generoso con i più deboli, vicino a chi aveva bisogno e a chi vedeva nella sofferenza. E’ stato coraggioso fino alla fine, fidandosi di Dio, vedendo nella sofferenza non un limite, ma una predilezione a vivere la passione di Gesù: “Il conforto di ognuno deve essere il fatto che la sofferenza è il distintivo di un’anima scelta da Dio. Ho potuto toccare con le mie stesse mani questa situazione e posso assicurarti che se riuscirai ad essere forte, farai stare bene che ti sta accanto”.

Ma Matteo si fidava di Dio perché, come ricorda il Papa, viveva la speranza, cioè viveva in cammino; il Santo non sta mai fermo; non dice fin qui sono arrivato, ho già dato, ora tocca agli altri… la speranza lo spinge a camminare, sempre, a cercare il Regno di Dio, a voler vedere il volto di Gesù nella storia di ogni giorno, in ogni fratello che incontra. La speranza di Matteo è la speranza che fa i santi, la speranza di chi si rimette ogni giorno in discussione e con la voglia di fare di più e meglio e vivere con gioia; la speranza dei Santi non si rassegna mai e vuole trasmettere agli altri la gioia del dono di sé che nasce dalla fede: “Spero di riuscire a conservare la gioia che ho adesso e riuscire a donarla a chi ne ha bisogno. Nella vita bisogna essere forti, cosa che penso di aver fatto. Abbattersi non giova a nulla, dobbiamo invece essere felici e dare sempre con gioia. Più gioia diamo, più gli altri sono felici. Più gli altri sono felici, più siamo felici noi”.

Grazia e conversione. Papa Francesco dice che anche questi due elementi fanno un santo e sono fra loro strettamente collegati perché la conversione è sempre frutto della grazia. Ma, come dice il Papa, non si tratta per forza di grandi conversioni, ma di vivere il vero senso della parola conversione, ossia dirigere il cammino, farlo convergere verso Dio, ascoltando la sua voce, attingendo alla sua grazia; bastano “conversioni piccole” dice Papa Francesco. Matteo ha vissuto davvero questa conversione; questo dirigere la rotta verso di Dio che rende i santi sempre “scontenti”, nel senso che non si sentono mai degli arrivati, ma sempre in cerca di Lui, della sua volontà, della sua voce: “Voglio innamorami di Dio. Non che adesso non gli voglia bene, ma desidero riscoprire quel rapporto fantastico che ti riempie la vita e ti dà la gioia in tutte le azioni”; “La mia convinzione è che farò tutto ciò che vuole il Signore, perché è difficile fare la sua volontà, ma è anche difficile non farla. Non so dire cosa sia giusto fare…nel frattempo io cercherò dialogare di più con Dio, per imparare ad ascoltare la sua voce”.

Noi allora che in tanti siamo stati presenti all’appuntamento del 19 settembre, siamo andati alla festa di compleanno di Matteo che proprio in quel giorno era nato nel 1990; c’eravamo tutti: la famiglia, gli amici, i compagni, quanti lo avevano conosciuto in vita e i tanti che lo hanno conosciuto dopo la sua nascita al cielo e sono diventati suoi compagni di viaggio. E’ stata una festa molto partecipata, commuovente, solenne nella serietà degli atti canonici che hanno sancito l’avvio ufficiale della causa di beatificazione e canonizzazione di Matteo, ma è stata anche e soprattutto una festa fra amici, come deve essere la festa di compleanno di un giovane. Matteo, con il sorriso, ci ha accolti in chiesa e ci ha ricordato queste quattro parole: coraggio, speranza, grazia e conversione. E come Matteo anche noi diciamo a Gesù con cuore semplice e aperto:

“Grazie per la vita. Grazie per la fede. Grazie per l’amore!”.

Dott. Francesca Consolini

No! No, non arrenderti, affidati a Dio