Quaresima: “Tutto si faccia tra voi nella carità” (1Corinzi 16,14)

“Toccare la carne di Cristo con ogni atto di amore concreto verso chi si fa nostro prossimo”: il Santo Padre ci ha esortato più volte con questo invito e il tempo di Quaresima si fa propizio per sperimentare e riscoprire la carità.

Sant’Agostino diceva che digiuno ed elemosina sono “le due ali della preghiera”; la quotidianità, con i suoi ritmi frenetici, spesso ci impedisce di volgere lo sguardo a chi ci è accanto, soprattutto ai più bisognosi, e così perdiamo un’ occasione per aprirci alle necessità dei fratelli. Come possiamo farci prossimo con gesti concreti? L’elemosina è solo un’elargizione materiale o può diventare una metafora di vita da non limitare al tempo di grazia quaresimale?! Il Papa Emerito, Benedetto XVI, ebbe a dire che “l’elemosina non è semplice filantropia: è piuttosto un’espressione concreta della carità, virtù teologale che esige l’interiore conversione all’amore di Dio e dei fratelli, ad imitazione di Gesù Cristo, il quale morendo in croce donò tutto se stesso per noi”.

Certamente la mancanza di attenzione all’altro può celare i sintomi di una “frettolosità spirituale”, ma nell’amare i fratelli dovremmo sempre ricordarci di dar voce al verbo donare.

Nella sua vita di giovane cristiano, Matteo ha scelto di avvicinarsi al suo prossimo con umiltà: ripeteva spesso che ciascuno aveva il dovere di condividere con gli altri ciò che Dio, per sua bontà, gli aveva donato. Per Matteo la carità assume forme molteplici: dedicarsi agli altri per accoglierli in un momento di necessità spirituale, per dare conforto nella sofferenza, provvedere a necessità materiali semplici,  rinunciare ad acquisti personali per destinare quella cifra ai bisognosi; inviterà anche i suoi cari a fare altrettanto, soprattutto in alcuni periodi dell’anno “conosco certamente le nostre possibilità economiche e capite che non è tanto importante la somma di denaro data in beneficenza. La cosa più bella è il gesto: privarci di un bene superfluo per ‘dare la vita’ a chi non ha neanche una casa. E’ d’obbligo ringraziare il Signore per tutto ciò che ci ha dato”. Così scriveva in una lettera ai suoi cari.

Nel silenzio e nella delicatezza che lo caratterizzava, Matteo prende a cuore le sorti dei più deboli, e nella semplicità di quelle che possono essere le sue piccole possibilità di giovane, mette da parte i risparmi per le missioni; la sensibilità verso i senza tetto del suo quartiere lo porta a prodigarsi verso di loro donando anche effetti personali, il tutto secondo l’insegnamento di Gesù <<Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra>> (Mt 6,3).

Matteo sente la carità come occasione per rendere grazie a Dio, come motivo di gioia e condivisione. Che cos’è la carità per un giovane cristiano di oggi, e soprattutto, cosa ‘è la carità per tutti noi?

<<La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.  Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine>> .(1Corinzi 13, 4-8) In una rilettura moderna, la carità potrebbe tradursi nella volontà di provare a vincere l’indifferenza con l’amore, poiché i bisogni dei fratelli possono essere motivo per ricordarci le nostre fragilità. In un ultimo gesto di carità, Matteo sposa un’ulteriore forma di elemosina, “un’elemosina spirituale”, accettando la propria sofferenza e abbracciando la croce di Cristo come offerta per la salvezza delle anime.

No! No, non arrenderti, affidati a Dio