III Domenica di Quaresima

Dal Vangelo secondo Giovanni 9, 1-41

“…Arrivò una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “dammi da bere”… ma la Samaritana gli disse:”Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”…. Gesù le dice:”Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte , né in Gerusalemme adorerete il Padre….E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità….Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”

La cornice nella quale collocare il colloquio di Gesù con la samaritana è quella dell’evangelizzazione e del cammino di fede, espresso attraverso il simbolo dell’acqua viva, che viene spiegato da Gesù, ed è strettamente collegato con lo svelamento della sua identità..

Giovanni, con grande finezza narrativa e teologica sviluppa l’incontro tra i due evidenziando l’enorme scarto tra le aspettative della donna e il dono offerto da Gesù. Il racconto è costruito su tre grandi pannelli:

  • il dialogo con la samaritana (vv.4-26)
  • il colloquio con i discepoli (vv.27-38)
  • la conversione degli abitanti della Samaria (vv.39-42).

Il dialogo con la Samaritana. L’incontro si compone di due scene incentrate una sull’acqua viva, l’altra sull’adorazione del Padre in spirito e verità. Il dialogo si svolge presso il pozzo di Giacobbe, luogo che richiama le promesse dei patriarchi e crea un’atmosfera di attesa e di compimento.

Ciò che disseta appare proprio l’incontro, infatti , ci dice il racconto, la donna non attingerà l’acqua dal pozzo e Gesù non berrà.

L’acqua viva può essere la rivelazione stessa di Gesù, il suo insegnamento. Nello sguardo di Gesù, vicino al pozzo, la donna samaritana ha trovato la propria interiorità, la possibilità di adorare il Padre in Spirito e Verità. Nella prospettiva dell’evangelista Giovanni, l’acqua viene utilizzata per parlare del dono dello Spirito: l’acqua viva sarebbe dunque il dono dello Spirito santo.

Il dialogo con i discepoli. Essi sono coinvolti in un dialogo che li coglie impreparati e rivela la loro difficoltà a sintonizzarsi col Maestro: il cibo di cui parla Gesù, come l’acqua di cui fa dono alla samaritana non è quello materiale, ma è il compimento della volontà di Dio.

S.Agostino ricorda a se stesso e a noi che ‘Dio è più intimo a noi di noi stessi’: egli è l’unica acqua viva capace di trasformare il deserto in un rigogliosa giardino.

La conversione dei samaritani. Il nostro brano presenta una pedagogia verso la fede: la donna riconosce Gesù come profeta(v.19) e Messia (vv. 25-26.29) e quindi diventa annunciatrice di Gesù (vv.28-30; 39-42): diventata credente diviene evangelizzatrice.

Essa,convinta e affascinata da Gesù, sente il bisogno di comunicare agli altri la sua scoperta. Ma la conversione dei suoi compaesani non si fonda più sulla testimonianza della Samaritana, ma sulla parola stessa di Gesù. Ciò che hanno udito li ha condotti a riconoscere in Lui il salvatore del mondo, il Messia atteso.

No! No, non arrenderti, affidati a Dio