IV Domenica di Pasqua – Anno A

“ Se uno entra attraverso di me, sarà salvato“

Dal Vangelo secondo Giovanni, Capitolo 10, versetti 1-10

“… In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato      …”.

Il Vangelo di oggi ci presenta una scena molto familiare in Palestina:  ma la familiarità delle immagini non deve trarre in inganno. L’allegoria del Buon Pastore supera di molto a con la vita pastorale dell’epoca. Così, per esempio, difficilmente il pastore chiama tutte le sue pecore per nome: questa conoscenza personale ci dice l’amore del Pastore verso ciascuna delle pecore, che non sono semplicemente per lui un numero. S.Giovanni vuol dirci che Gesù va al cuore di ciascuno di noi. Non è comune neppure il luogo dove le pecore sono riunite (vedremo più avanti come ‘recinto’ per il IV evangelista indichi l’atrio del Tempio). Ancora più fuori da ciò che accade nella realtà, è che il pastore dia la sua vita per le pecore. Per capire meglio il nostro testo è indispensabile far attenzione al simbolismo usato da S.Giovanni. Già i verbi usati nel brano sono indicativi e suggestivi:

“ entrare” indica la comunione,

“ascoltare” indica l’adesione di fede,

“camminare – seguire”suggerisce l’idea della vicinanza di Gesù alla nostra vita,

“conoscere” è un verbo ‘sponsale’ e indica l’abbandono totale nella fede, fino arrivare all’unione mistica.

Le pecore rappresentano il popolo (cfr. Ez.34; Ger. 23; Salmo 95) che non riceve le cure necessarie dai suoi capi religiosi, e aspetta una vera esperienza di libertà.

Il nostro testo, come molti altri in Giovanni, procede secondo 3 ‘movimenti’: rivelazione – incomprensione da parte degli ascoltatori – nuova rivelazione.

I vv.1-5 sono la prima rivelazione,  intessuta sul contrasto tra Gesù-Buon Pastore e i mercenari cui sta a cuore solo il proprio interesse, al quale sacrificano il gregge di cui sono responsabili.

L’azione del pastore è precisata attentamente: “entra per la porta” (ha un rapporto di intimità col gregge), “chiama” le pecore una per una (= vocazione), ed esse “ascoltano la sua voce” (aderiscono con fede a lui): il pastore le “ fa uscire” ( fa  compiere al gregge un esodo verso i pascoli, lo educa alla libertà), e lo guida e accompagna, costituendo la comunità dei discepoli salvati dalla sua Pasqua,  che lo seguono.

Dopo l’incomprensione (v.6), Gesù offre una seconda e più alta rivelazione (vv.7-10). Forse, mentre sta parlando, Egli guarda gli ebrei che attraversano la “Porta delle pecore” ed entrano nel cortile del tempio per incontrare il Signore nella preghiera. E Gesù osa esclamare:” Io sono la porta delle pecore!” (v.7): egli si propone così come il nuovo tempio in cui si entra in comunione con Dio e contemporaneamente come la mediazione indispensabile (la porta) per raggiungerLo. La porta che immette nella comunione con Dio non è il tempio di Gerusalemme, ma Lui morto e risorto. E Gesù aggiunge:Se uno entra, sarà salvato, e avrà la vita e gioia ( cfr. v.10).

Mi piace far notare, concludendo, che la traduzione letterale di ‘Buon Pastore’ è ‘Pastore bello”: la sua bellezza sta nel dono della vita attraverso l’offerta di sé, fino alla morte per le sue pecore!

No! No, non arrenderti, affidati a Dio