Santa Pasqua – Anno A

“Il primo giorno della settimana Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto! …”. Gv. 20, 1-9

Maria di Magdala, come Simon Pietro e l’altro discepolo , benché avessero dimestichezza con essa ” non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”.

Maria di Magdala, l’appassionata ricercatrice che al mattino presto trova la tomba aperta e vuota, conosce la Scrittura senza capirla: il buio che la circonda resta anche dentro di lei perché Gesù è rimasto per lei una presenza importante, l’oggetto del suo unico amore, ma con la morte tutto sembra finito; di Lui le resta solo un ricordo e una tomba presso cui piangere.

Sarà necessario che Gesù pronunci il suo nome perché lei lo riconosca e lo chiami ‘Rabbunì’.

“Maria vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro”.Immediata la sua reazione: “Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. Parole che potevano anche apparire come allucinazioni (cf. Lc 24,11), parole difficili da credere, eppure così cariche di amore da provocare un’altra corsa, quella di Pietro e del discepolo amato al sepolcro.

La corsa affannata e appassionata di Simon Pietro e dell’altro discepolo si conclude con la comprensione che Gesù è il Vivente, che è la vera Parola di Vita che il Padre ci ha rivolto. La tomba vuota non significa l’assenza di un cadavere, ma è la testimonianza che la morte non ha potuto impossessarsi del Signore della Vita. L’associazione tra il vedere e il credere (v.8) formerà una delle tematiche centrali della seconda parte di questo capitolo, dove Tommaso pretenderà di vedere per credere (v.25) e il Risorto esaudirà la sua richiesta, proclamando però beati quelli che crederanno senza aver visto (v.29).

Il discepolo vide e credette alla Scrittura che prediceva la risurrezione di Gesù (v.9). Anche noi, in corsa come Pietro e l’altro discepolo ritroviamo il vero senso del nostro vivere.

“L’annuncio gioioso di Maria e lo sguardo di fede del discepolo amato hanno attraversato i secoli; ancora oggi risuona in fatti quella parola che è lieto annunzio per l’umanità intera: “Dio ha risuscitato Gesù” (cf. At 2,24), la vita è più forte della morte, l’amore è più forte della morte (cf. Ct 8,6)! “Dov’è, o morte, la tua vittoria ?” (1Cor 15,55): questo dovrebbe essere il canto intonato nel giorno di Pasqua dai cristiani, nella consapevolezza che ormai la morte non è più la parola

definitiva, ma è solo l’esodo da questo mondo al Padre, che ci richiamerà tutti a vita eterna… Davvero, come aveva ben compreso Isacco il Siro, da quell’alba di quasi duemila anni fa “ il solo e vero peccato è rimanere insensibili alla risurrezione”. “(E. Bianchi)

No! No, non arrenderti, affidati a Dio