Solennità del Corpus Domini – Anno A

Dal vangelo secondo Giovanni 6, 51-58

“In quel tempo Gesù disse alle folle:”Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita nel mondo”…… Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

 La solennità di oggi riprende il tema e il motivo del Giovedì santo, ma fuori dal clima drammatico dei giorni di passione e al culmine della gioia pasquale, la solennità del Corpus Domini diviene un’occasione festosa con cui la chiesa celebra il trionfo del Signore vincitore sulla morte, e lo ringrazia per la continua presenza nel segno del pane e del vino, sacramento del suo Corpo e del suo Sangue.

Il brano evangelico che la liturgia ci propone è tratto dal Capitolo VI del vangelo di Giovanni, in cui l’evangelista raccoglie la sintesi teologica dell’insegnamento di Gesù sul sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, poiché Giovanni nel suo vangelo non racconta l’istituzione dell’Eucaristia durante l’Ultima Cena.

La scena si svolge in coincidenza con la Pasqua, ed è ambientata nel deserto. Nella frase del v.51:”Il pane che io darò è la  mia carne per la vita del mondo” gli studiosi credono di riconoscere il testo più vicino alla frase pronunciata in lingua semitica da Gesù sul pane durante la cena pasquale.

Gesù presenta il pane come :”La mia carne per…”. Con questo gesto profetico e con la parola che ne spiega il significato egli ha anticipato il senso della sua morte come offerta in sacrificio per l’umanità.  La sua parola commenta e conferma il gesto della frazione e distribuzione del pane come dono di sé, compiuto nella sua morte e consumato nella glorificazione.

Gesù afferma anche che la sua carne è “per la vita del mondo” (v.51), cioè che è il dono della sua vita a far vivere l’intera umanità.

Il vertice di tutto il discorso eucaristico sta nella possibilità data all’uomo da Gesù di condividere la vita stessa di Dio Padre:”Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me”(v.57).

L’Eucaristia ci fa incontrare con Gesù che fa della sua vita un’offerta al Padre per tutti gli uomini. Questo diventa un modello per noi, che dalla celebrazione attingiamo la virtù per donarci a nostra volta a Dio e ai fratelli.

Il “Mangiare me”, il “Mangiare la mia carne e bere il mio sangue” richiede al discepolo di assimilare nella sua vita la vita di Cristo.

“Se noi celebriamo la festa del Corpus Domini, dobbiamo capire che non si tratta tanto di portare in processione il Santissimo Sacramento, perché per la massima parte degli uomini, oggi, non vi è più una fede così viva da saperlo scoprire sotto il segno del pane. Dobbiamo capire invece che tutta la nostra vita deve essere questa processione sacra, deve essere un manifestarci al mondo, un entrare nel mondo per portare agli uomini il Cristo.

Per noi la rivelazione che dovremo dare del Cristo presente nella nostra vita, ci sarà soltanto nella misura che sapremo amare come ha amato Gesù. Tutto questo non possiamo presumere di viverlo se il Signore stesso non ci trasforma in sé.”   (Divo Barsotti)

No! No, non arrenderti, affidati a Dio