S. Teresa di Lisieux e Matteo Farina: Granellini d’infinito – 1^ Parte

TERESA E MATTEO

Agli sguardi delle creature la nostra vita sembra tanto diversa, addirittura separata, ma io so che Gesù ha unito i nostri cuori in modo così meraviglioso che tutto ciò che fa battere l’uno, fa trasalire anche l’altro…”. (Santa Teresa di Lisieux).

I veri amici parlano col cuore, perché in Dio riescono ad essere vicini sempre…” (Servo di Dio Matteo Farina)

Le parole della grande Santa, Teresa di Lisieux (Santa Teresa di Gesù Bambino del Volto Santo), rivolte alla sorella Celina alla fine del XIX secolo e quelle che il Servo di Dio Matteo Farina scrive ad un amico meno di dieci anni fa, sembrano oltrepassare lo spazio ed il tempo per intrecciare un amorevole dialogo tra due anime, quelle di Teresa e Matteo, unite in Dio, in una affinità elettiva che li porta a vivere vite diverse in tempi e luoghi distanti, con lo stesso sentire e con lo stesso cuore che batte all’unisono. Sono molteplici i punti di contatto tra Santa Teresina, “La più grande Santa dei tempi moderni” (Pio X), il Dottore della Chiesa che ha tracciato e percorso, dalla clausura del Carmelo, la “Piccola Via” dell’infanzia spirituale, ed il giovane Matteo che quella Via l’ha ripercorsa fedelmente nel mondo. Matteo conosce gli scritti di Teresa, come quelli di altri santi, ma ha per lei una predilezione particolare, dettata probabilmente dalla forte somiglianza della propria anima con quella della grande carmelitana.

DUE “ANIME ENERGICHE”

Quelle di Teresa e Matteo sono due anime “energiche” come direbbe la stessa Teresa, due anime con una forte passione, estremamente tenaci, con desideri immensi, infiniti: “Lo so, o mio Dio: più volete dare, più fate desiderare! Sento nel mio cuore desideri immensi…” (S. Teresa di Lisieux). Il desiderio di Teresa più grande è di “Amare Dio e farlo amare dagli altri”. La Santa si sente “Infiammata dall’ amore di Dio e delle anime”.  La sua volitività la porta a “Scegliere tutto”, a voler essere tutto per Dio e per la Chiesa, sentendo in sé tutte le vocazioni, quella del Guerriero, del Sacerdote, dell’Apostolo, del Dottore, del Martire. Alla Fine scopre qual è la sua chiamata: “Gesù, Amore mio, la mia vocazione l’ho trovata finalmente, la mia vocazione è l’Amore”. Anche Matteo sente il desiderio del sacerdozio, del missionario, senza escludere il  richiamo della famiglia ma, come per Teresa, la sua aspirazione più grande è amare. Lui vuole vivere “Acceso d’Amore”, vuole amare tutti, amare come ama Dio (che in Teresa equivale al desiderio che Gesù ha di amare gli altri in lei) e desidera trasmettere questo amore agli altri. Ma Matteo, come Teresa, vuole amare prima di tutto Gesù, e lo fa in modo così intimo e appassionato da usare nei suoi confronti il linguaggio tipico degli amanti: quell’Amore mio di Teresa rivolto a Gesù riecheggia più volte in Matteo. Il loro anelito ad amare è un desiderio infinito, anzi è un desiderio d’Infinito.

DESIDERIO DI INFINITO

Il senso dell’Infinito è molto presente in loro. Forte è il desiderio di immergersi, di “Sprofondare nell’ infinito di Dio” (Matteo). Questo desiderio fa loro percepire intensamente la propria piccolezza, il proprio nulla. “Se tu sei niente, non dimenticare che Gesù è tutto. Devi dunque perdere il tuo piccolo nulla nel suo infinito tutto e non pensare più che a questo tutto unicamente amabile” scrive Teresa alla cugina. Matteo in una  poesia dice: “… Mio Dio… Mi accorgo sempre più della tua infinita grandezza e bontà. Ogni giorno con baci e carezze, dolci e amari, aggiungi amorevolmente alla mia infinita piccolezza, un granellino della tua infinità”. Sia Matteo che Teresa usano molto spesso l’immagine del granellino per descrivere, con molta delicatezza, il proprio nulla. Matteo  si definisce: “Un granello di sabbia in una spiaggia senza fine” quando si trova di fronte all’immensità di Dio, mentre Teresa parla di sé come di un “Granello di sabbia oscura calpestata sotto i piedi dei passanti”, guardando ai grandi santi che vede invece come montagne le cui vette arrivano fino in cielo.

DESIDERIO DI PICCOLEZZA

Teresa e Matteo, incontrano la propria piccolezza. Entrambi sanno chi sono, sono onesti con sé stessi, conoscono i limiti del proprio cuore e pur avendo il desiderio del Cielo, verso cui è sempre rivolto il loro sguardo, sanno che non potrebbero mai raggiungerlo con le proprie forze. “…Ho sempre desiderato essere una santa…il buon Dio non può ispirare desideri inattuabili, perciò posso, nonostante la mia piccolezza, aspirare alla santità; diventare più grande mi è impossibile, debbo sopportarmi tale e quale sono con tutte le mie imperfezioni, nondimeno voglio cercare il mezzo di andare in Cielo per una via ben diritta, molto breve, una piccola via tutta nuova” (S. Teresa di Lisieux). Chiede Matteo al Signore: “Ti basta il mio nulla? … Come posso servirti?…Conosci i miei limiti, meglio di me.”, e altrove dirà: “È così difficile amare, cercare di migliorare…ma non mi arrendo…Con gli occhi al Cielo voglio vivere la mia vita… sperando di raggiungere un giorno la vera vita”. Aspirazioni audaci di due anime ardite e determinate! Prendere coscienza della propria piccolezza, non arrendersi di fronte ad essa, anzi accettarla amorevolmente, vuol dire abbassarsi e svuotarsi per accogliere l’Infinito, il granellino d’infinito. Ecco che allora il desiderio di infinito diviene desiderio di piccolezza.

LA  PICCOLA VIA DI TERESA NELLA SEMPLICITÀ DI MATTEO

Teresa spiega che quella via diritta, piccola e nuova, “l’ascensore” per il Cielo sono le braccia di Gesù, pertanto lei non deve crescere ma anzi deve diventare sempre più piccola. Quella di Teresa è la via della fiducia e del totale abbandono in Dio  ed è la stessa di Matteo: “Accucciati umile tra le sue braccia e lì sarai protetto finché non torna il bel tempo”, via che il giovane Servo di Dio seguirà fino alla fine, “Sicuro tra le tue braccia si conclude la mia giornata… Ti amo, Gesù mio! ”.

Teresa e Matteo sono consapevoli che ciò che conta davanti a Dio non è la grandezza dei desideri, comunque ispirati da Lui, ma è la disposizione d’animo con cui si risponde ad essi: l’amore per il proprio nulla, la totale confidenza in Lui e nella sua infinita Misericordia. Perciò hanno uno sguardo amorevole e delicato nei confronti della fragilità. Essi vedono sé stessi e gli altri con gli occhi di Dio. Entrambi conoscono molto bene la Misericordia divina, ne sono immersi: Teresa si offre in sacrificio per la Misericordia di Dio, in un tempo in cui si parla solo di Giustizia divina. Matteo fa l’esperienza della Misericordia divina attraverso le frequenti confessioni, in un tempo in cui questo sacramento è alquanto trascurato. Sono due piccoli, e dunque riescono a sentire maggiormente il calore della tenerezza di Dio. “La semplicità… è il pentimento di un figlio che, riconoscendo il suo errore, si strofina alla gamba della madre per scusarsi” dice Matteo, riprendendo lo stesso esempio di Teresa che paragona il cuore di Dio a quello di una madre, disposta a perdonare subito perché è intenerita dalla fiducia del figlio pentito che non si chiude nei propri capricci ma si aggrappa alle sue gambe promettendo di non farlo più.

In Matteo la via piccola e diritta per il Cielo si traduce nella ricerca della semplicità, “Sarebbe bello riuscire ad essere semplici come Dio ci vuole”, dice citando subito dopo il passo del Vangelo: “Se non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli” (Mt. 18,3). La stessa Teresa ha modo di constatare che più un’anima è semplice più è perfetta e vicina a Dio. Per Matteo la semplicità è tutto e racchiude l’infinità di Dio, l’infinitamente piccolo che comprende l’infinitamente grande, così come gli mostra la perfezione divina racchiusa in una particella così piccola come l’atomo. La semplicità, questa infinità di Dio, è manifesta nella fragilità e nella forza del bambino.

Fine Prima Parte

 Anna Rita Fiusco

No! No, non arrenderti, affidati a Dio